Viaggio in Albania

30 marzo - 5 aprile 2008

DIARIO

                                                                                                                                                               

                                                                                                                                           

Premessa

Italia ed Albania sono divise da appena 70 km, ma soltanto dal 1991 furono riavviati programmi di solidarietà e cooperazione che l’Unione Europea ha stimolato attraverso i programmi Interreg.

Il progetto “Mare delle Aquile”, redatto ed attivato dalle Camere di Commercio di Brindisi, di Bari, di Lecce, di Tirana, di Durazzo e di Valona ha lo scopo di promuovere forme di turismo alternativo che valorizzino le risorse ambientali e culturali, in particolare, delle aree costiere albanesi e pugliesi.

Il corso di formazione, organizzato dall’ISFORES, Azienda speciale della Camera di Commercio di Brindisi, in collaborazione con Legambiente e con docenti della Facoltà di Beni Culturali dell’Università degli Studi di Lecce, ha formato guide turistiche italiane ed albanesi, sviluppando ed integrando sinergicamente competenze, conoscenze, supporti operativi da fornire ad una vasta gamma di fruitori.

Inizia il viaggio...

30 marzo 2008: Da Valona a Saranda

La baia, per chi arriva dal mare, offre uno spettacolo suggestivo, poichè si attraversa il canale chiuso a destra dall'isola di Saseno e a sinistra dal promontorio di Karaburun, con Capo Linguetta. La prima impressione che si ha dell’Albania, però, appena approdiamo nel porto di Valona è che questo Paese sia tutto un cantiere aperto: i grandi palazzi che sorgono in continuazione  stanno rapidamente modificando l’urbanistica e il paesaggio urbano di Valona.  Qui ci fermiamo poco tempo, a parte la sosta forzata al posto di polizia per i controlli di routine; giusto il tempo per un caffè.

       

Troppo poco per dare delle valutazioni più approfondite sulla città, ne riparleremo alla fine del viaggio. Certo è che il primo impatto non è dei migliori, mentre percorriamo le strade che portano al porto turistico di Orikum: dappertutto cantieri per la costruzione di nuovi edifici e palazzi sparsi in tutta la città che aggrediscono le colline; e poi, tanti rifiuti sparsi nei terreni a ridosso della strada. Ma una cosa mi colpisce in modo particolare: diverse abitazioni presentano sui tetti e sui terrazzi i pannelli solari termici…

        

La strada per il porticciolo turistico sembra buona (ed in effetti durante la precedente sosta al bar, un signore che parlava bene l’italiano ci aveva informato che, almeno fino a Dhermi, sarebbe stata così) con un agevole doppio senso di marcia che costeggia le spiagge della baia di Valona. Il panorama che si gode da qui merita certamente una foto…

      

Orikum mi da subito l’impressione di essere una cattedrale nel deserto, un bel complesso che richiama, nella struttura, i porticcioli turistici italiani, ma del tutto avulso dal contesto territoriale circostante. Il fatto, poi, che sia aperto solo nei mesi estivi, sia gestito da italiani e vi possano attraccare solo barche a vela e non a motore (vietati nelle acque albanesi, per motivi di sicurezza) contribuisce a consolidare la mia sensazione. Ovviamente, non essendo stagione estiva, non abbiamo un granché da visitare e ci limitiamo ad un rapido giro intorno alla struttura che, tuttavia, potrebbe costituire un’importante base per un turismo di tipo naturalistico – sportivo nel vicino parco di Llogara, a circa 30 km a sud, proseguendo per la strada.

      

La strada che conduce al parco, inerpicandosi dal livello del mare ai 1.000 metri di quota circa, è discreta e facilmente percorribile. Il paesaggio circostante è formato da estesi pascoli che a poco a poco, salendo, lasciano spazio a boschi di conifere, nelle quali ci viene fatto notare il “pino bandiera”, segnalato, in alcune zone, dai cartelli in lingua albanese (Pisha Flamur monument). Due cose colpiscono in modo particolare: la presenza di numerosi bovini che pascolano  anche sui bordi della strada e quella di numerosi cippi funerari, testimonianza, forse, degli incidenti stradali. E poi.. Non c’è una macchina che non sia una Mercedes, vecchio o nuovo modello, fino a Saranda!

Ma che ci fanno tutti questi bovini sui bordi della strada? Chiedo: in Albania non ci sono strutture antiche paragonabili alle nostre masserie. I vecchi edifici, ormai scomparsi, hanno lasciato il posto a moderne case sparse, i cui proprietari lasciano pascolare liberamente il bestiame per poi andarlo a riprendere la sera o, come abbiamo notato più a sud verso sera, questo è un compito che spetta ai ragazzini. La strada che sale a Llogara mostra dei bei panorami e dei paesaggi montani. Le cime più alte sono tutte imbiancate. Fra i boschi di conifere di Llogara ci sono alcune strutture ricettive e di ristoro. Ci fermiamo a vederne una e la sosta, questa volta, ci mostra un alberghetto di ottima qualità con ampio giardino nel quale circolano liberamente i cervi. Ovviamente, si rimane entusiasti di tutto ciò e la prima cosa che viene in mente a molti è quella di dar da mangiare agli animali. L’hotel offre diversi servizi, fra i quali anche una piscina coperta. È un luogo frequentato, per lo più, da turismo interno, ma non mancano gli stranieri, fra il periodo primaverile e quello autunnale. Da qui partono alcuni percorsi trekking che, attraversando i boschi, giungono fino alle quote più alte. Fra gli animali, oltre ai cervi visti da noi, è segnalata la presenza di orsi e lupi. La sosta, purtroppo, è breve, bisogna proseguire perché il viaggio fino a Saranda è lungo ed è stato perso troppo tempo presso la stazione di polizia nel porto di Valona.

           

Percorsi pochi chilometri giungiamo al passo di Llogarase (Qafa e Llogarase) ed assistiamo ad un cambio di paesaggio ed ecosistemi estremamente diversi: i boschi di conifere che ci hanno accompagnato finora nel versante interno della montagna, hanno lasciato il posto, nel versante costiero, ad un paesaggio brullo e roccioso che contrasta con i vari colori azzurri del mare. Il panorama è mozzafiato e la strada fino a Dhermi ancora accettabile. Estasiati dalla bellezza del panorama, benché la strada sia a strapiombo, siamo ignari di quello che ci aspetta da Dhermi in poi.

         

Da questa città il percorso è un cantiere aperto: ma non nel senso che ci sono delle deviazioni, no, no! Si passa nel cantiere, su una strada di brecciolino e terra che pale e mezzi meccanici, pur essendo domenica, stanno ampliando. Ai bordi della strada il solito strapiombo da un lato e cumuli di pietra cavata dall’altro. Cerchiamo di apprezzare il panorama, ma con un occhio iniziamo a seguire anche la strada… L’autista è esperto: percorre questa strada col suo pullman ogni giorno da Tirana a Saranda, il che un po’ ci rincuora.

Ci sorprende il fatto che si lavori anche di domenica all’ampliamento della strada. Ci viene spiegato che ci sono più ditte che si sono aggiudicate i lavori, ciascuna per un tratto, e finché i lavori non termineranno, ogni ditta non potrà partecipare ad altre gare d’appalto. In questo modo è ovvio che si lavori anche nei giorni festivi: prima si finisce, prima si inizia un altro lavoro.

Il percorso, pieno di tornanti ci conduce a Porto Palermo, una splendida insenatura utilizzata dalla Marina militare albanese come base e, durante la guerra fredda, come porto per i sommergibili.

Una componente caratteristica del paesaggio lungo tutto il tragitto è data dalla presenza di numerosissime case matte, risalenti alla Seconda Guerra mondiale, e, soprattutto, bunker, che ne riprendono la tipologia costruttiva anche se ampliata, eretti durante il regime a difesa della popolazione in caso di attacco straniero. Si stima che in tutta l’Albania ce ne siano 700.000!

          

Appena superato Porto Palermo, che meriterebbe una sosta che non abbiamo il tempo di fare, non si può non ammirare il castello di Alì Pasha Tepelene che si erge su un piccolo promontorio che chiude a sud l’insenatura di Porto Palermo. La sosta, questa volta, è d’obbligo….

Un vecchietto, che parla abbastanza bene l’italiano e che credo che rappresenti un po’ la memoria storica di questi luoghi, ci fornisce delle spiegazioni, un po’ romanzate, sul castello. Ma va bene così; ciò non fa altro che aumentare il fascino del luogo compreso fra l’azzurro intenso del mare, il luccichio del sole che tramonta sull’acqua e la brulla collina giallastra sulla quale insistono tanti filari di agave.

La zona è studiata dall’Università di Bologna, Dipartimento di Archeologia, come dimostra la jeep parcheggiata presso la chiesa di San Nicola.

         

Le spiaggette poste sotto le alte montagne costiere sono in gran parte ricoperte da ciottoli e pietrisco bianchissimi. Il resto del percorso è quello più impegnativo: la strada è ancora stretta e vi si lavora, la stanchezza inizia ad affiorare, gli onnipresenti strapiombi non promettono nulla di buono, soprattutto quando ci viene incontro un grosso camion: come si fa?

Mica ci passiamo insieme! Aleggia un po’ di paura: ma l’autista è bravo; ci passiamo a pelo, dopo mille manovre; noi, ovviamente, dal lato dello strapiombo! Tiriamo un sospiro di sollievo, l’adrenalina in corpo è tanta … e le mani son sudate…

È l’imbrunire, stiamo tutti attenti alla strada, non si sa mai!

Sui bordi delle strade si vedono gruppi di bambini e gruppi di adulti che vanno a recuperare le mucche libere sul ciglio della strada. Occorre fare attenzione anche a loro. La vegetazione che s’intravede dai finestrini è quella dell’olivo. Lo spettacolo che ci viene offerto è stupendo: il sole che lentamente tramonta nel mare Jonio. Finalmente si arriva a Saranda, fuori è tutto buio, ma le luci della città ci danno un senso di tranquillità. Ripensandoci, però, il viaggio è stato emozionante, chissà se dormiremo. L’albergo è ottimo, la tratta più impegnativa è superata.

         

31 marzo 2008: Saranda e Butrinto

Il risveglio a Saranda ci mostra subito un bel panorama: la città, infatti, è posta proprio di fronte all’isola greca di Corfù, dalla quale dista circa 3 miglia, in una bella insenatura chiusa a nord e ad oriente da colline.

La città appare come una moderna struttura urbanistica in rapida trasformazione: anche qui nuove moderne costruzioni a più piani stanno aggredendo il lungomare e la collina (è questo lo sviluppo sostenibile di cui tanto si parla?). Saranda, che conserva alcune testimonianze dell’antica Onchesmos e di quella medievale Santi Quaranta (traduzione italiana di Saranda) con l’omonima chiesa, ben si presta ad essere base turistica per itinerari nei suoi dintorni: infatti, nella ristrutturazione degli ultimi anni sono sorti diversi alberghi di buona qualità e servizi, oltre che un lungomare chiuso al traffico che ben si presta a piacevoli camminate.

         

Ma trovandoci in questa estrema parte dell’Albania meridionale non si può non andare a visitare il sito archeologico di Butrinto, talmente importante e ben valorizzato da rientrare nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. La strada che conduce al sito, distante appena 18 km, è agevole anche se, come sempre, in alcuni tratti a strapiombo. Il paesaggio, pieno di oliveti, ci offre all’improvviso un panorama molto suggestivo, allorquando dall’alto della collina si può ammirare ad ovest il mare e l’isola di Corfù (da qui davvero vicinissima) e ad oriente il lago di Butrinto che rientra nel Parco Naturale Nazionale. Una discesa conduce all’ingresso del sito archeologico: l’area è tenuta molto bene, l’ingresso presenta un cartello diversificato a seconda se si tratti di visitatori albanesi o stranieri, ma il prezzo d’ingresso comunque è alla portata di tutti. La giornata è decisamente piacevole, dal momento che ci accompagna un caldo sole come se fosse primavera inoltrata…

         

Una guida ci accompagna durante il percorso ben strutturato attraverso le varie epoche storiche: dalle mura megalitiche all’epoca veneziana. Nel mezzo, le importanti costruzioni greche e romane: il teatro, il tempio di Asclepio, le terme, il ninfeo, il battistero, la basilica paleocristiana e numerosi mosaici.

           

D’improvviso un forte gracidare delle rane rompe il silenzio dell’area: il sito archeologico, infatti, si sta lentamente coprendo di acqua di risalita dalla falda della vicina laguna. Tante rane e tartarughe, oltre che una variegata vegetazione, contendono l’attenzione del visitatore alle strutture architettoniche. La porta Scea, così denominata dall’archeologo italiano Ugolini, per la somiglianza con quella dell’antica città di Troia, ci ricordano che Butrotum è descritta nell’Eneide (III, 475-565) come la “piccola Troia”.

           

Un’altra porta è quella del Leone, con un architrave nella quale è raffigurato un leone che azzanna un cinghiale. Una salita conduce all’acropoli e da qui, oltre a dominare ed apprezzare il paesaggio circostante, si può visitare il museo archeologico nel quale è conservata la copia della testa della celebre “Dea di Butrinto” (Apollo). Al ritorno verso Saranda ci fermiamo presso il castello di Kanine che sovrasta la città, oggi trasformato in ristorante, per ammirare il tramonto sul mare e nella foschia nella parte più meridionale dell’Albania.

         

           

    1 aprile 2008: Da Saranda a Berat (attraverso Blue Eye ed Argirocastro)

Il terzo giorno è quello in cui dovremo compiere il trasferimento più lungo: dobbiamo arrivare a Berat, nell’entroterra, lasciando il sud ed arrivando nella parte centrale del Paese delle Aquile (da Saranda a Berat sono circa 200 km). Ma la curiosità sui posti che dovremo visitare è tanta… Anche oggi il tempo sembra essere buono, ed in effetti lo sarà per tutta la giornata. Già in Italia, prima di partire, ci avevano parlato di un posto bellissimo che sarà, poi, la prima tappa del viaggio di oggi.

         

La strada è agevole e attraversa, inizialmente, dei campi coltivati che poi, man mano che si avanza verso la montagna, lasciano il posto a vaste aree naturali. Ad un certo punto abbandoniamo la strada principale per imboccarne una secondaria sulla sinistra che ci porta verso un lago artificiale posto a ridosso di una centrale idroelettrica sul fiume Bistrice. L’Albania è un Paese ricchissimo di acqua!

         

Il paesaggio è molto suggestivo ed il luogo merita sicuramente una sosta… stiamo arrivando a quella che è la prima fermata odierna: Blue Eye (Syri i Kalter in albanese) è un posto magnifico, che merita una sosta ben più lunga dei nostri 20 minuti a disposizione, prima di riprendere il lungo trasferimento verso Berat!

             

Siamo in un bosco di platani con tronchi cavi, attraversato da un ruscello con l’acqua che rumoreggia nel suo veloce ed incessante scorrere. L’area è attrezzata: c’è un ristorante il legno, qualche bungalow ed un sentiero che conduce verso la vera attrazione della zona: le sorgenti di Syri i Kalter, l’occhio blu che dà il nome al luogo. Mai nome è stato più azzeccato: il laghetto che le sorgenti formano è davvero un occhio azzurro intenso nel bosco verdeggiante… Una indicazione ci fornisce i dati sulla sua profondità, sulla temperatura dell’acqua, sulla portata; la guida ci dice che alcuni anni fa la Regione Puglia aveva in progetto di importare acqua da questo posto, ma poi non se ne fece più nulla… A sentire questo, mi vengono in mente i problemi legati alla sostenibilità (ambientale, sociale ed economica) ed al fatto che davvero le future guerre saranno combattute per il possesso della risorsa primaria dell’uomo, l’acqua… Ma per fortuna l’amenità del luogo mi distrae, il pensiero passa e mi guardo intorno a cogliere le diverse sfumature dei colori e, un po’ come tutti, mi metto a giocare come un bambino negli alberi cavi.

          

Ma il viaggio è lungo, dobbiamo ripartire, dobbiamo raggiungere Argirocastro, seconda tappa di oggi. A malincuore ci avviamo verso il pulmino, ma questo è un posto che merita di essere vissuto almeno mezza giornata. Il pulmino si inerpica sulle montagne (ma per fortuna la strada è asfaltata e buona a differenza dell’altro ieri) attraversando dei bei paesaggi e stratificazioni litologiche, scendendo verso una pianura interna, quella solcata dal fiume Drinos che collega Argirocastro a Ioannina in Grecia.

         

 

 

 

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