Viaggio in Albania:

Berat

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Berat: Porta nord

 

 

 

 

1 aprile 2008: in viaggio fino a Berat

La strada che da Argirocastro ci porterà fino a Berat non è certo delle più comode: certo, è meno pericolosa, per il momento, di quella che da Valona ci ha condotto a Saranda.

Quella ha il vantaggio di avere panorami mozzafiato, questa deve la sua scomodità ai lavori di ampliamento che permetterà all'Albania centro - settentrionale di raggiungere, attraverso Fier, Tepelene ed Argirocastro la Grecia settentrionale fino a Ioannina. La strada, fino a Tepelene, corre parallela al fiume Drinos da un lato e la montagna, scoscesa per lunghi tratti, dall'altro. Piccole cascate sono luoghi ideali, per gli abitanti della zona, per raccogliere l'acqua nelle taniche e hanno favorito lo stabilizzarsi di piccoli chioschi che formano delle aree di sosta per i viaggiatori nel bel mezzo dei lavori in corso.

E già... perché gli automezzi, e ovviamente noi con loro, come sempre, percorrono la strada durante i lavori su fondo sterrato. Poco prima di Tepelene il Drinos, il fiume (lumë) che ci accompagna sulla destra, con una portata ridotta a causa dei lavori, si immette come affluente nella Viosa (lumë Vjosës), importante fiume dell'Albania meridionale che nasce in Grecia e proviene dalla valle parallela a quella in cui ci troviamo, per andare a sfociare a Nord di Valona. A poco a poco la pianura si stringe in una gola e la strada si inerpica finché, poco prima di entrare a Tepelene, non attraversiamo la Viosa che, per un tratto, ci seguirà sulla nostra sinistra, finché la strada non devia in direzione di Ballsh attraverso dei bei paesaggi bucolici e delle coltivazioni di vigneto.

Ma l'attenzione è d'un tratto rapita dalle torri di estrazione del petrolio: è questa la zona petrolifera del Paese delle Aquile. E' qui che vediamo una raffineria e, per la prima volta, la ferrovia. E si, perché l'Albania meridionale è sprovvista al momento di un sistema di trasporto su rotaia ed, in effetti, la conformazione dei territori finora visitati poco si presta alla realizzazione di una linea ferroviaria. L'odore di petrolio che si respira non è per niente piacevole ed è  giunta l'ora di una sosta in un'attrezzata area di servizio. Scende la sera e con essa arriviamo, attraverso un'agevole strada in pianura, a Berat.

Berat: la Città Bianca

La città deriva il suo toponimo dal termine slavo Beligrad (Città Bianca) datole durante la dominazione bulgara nel IX secolo. Il toponimo sarebbe poi evoluto nella lingua albanese in Berat. Città Bianca, dunque, come la nostra Ostuni! E il termine ben le si addice a giudicare dal candore delle pietre che compongono le strade, gli edifici, i luoghi di culto ed ogni costruzione dell'antica città fortificata. La cosa che immediatamente ci colpisce e risalta subito agli occhi, qui più che altrove, è la coesistenza di luoghi di culto di diverse religioni, in passato in forte competizione: moschee, chiese cattoliche e chiese ortodosse. Abbiamo già avuto modo di constatare in maniera piacevole come in tutta l'Albania convivano pacificamente persone appartenenti a confessioni religiose differenti. E non cosa da poco, di questi tempi!

L'albergo si trova sul viale (Bulevardi) principale, chiuso al traffico di sera. Infatti, all'arrivo, in serata appunto, è trafficatissimo di gente che passeggia. Il viale è pulitissimo e segue, parallelo, il corso del fiume Osum. Al di là del fiume il quartiere di Gorica è unito al resto della città dal ponte in pietra di Gorica (Ura e Goricës), con i suoi sette archi. L'altro importante ed antico quartiere della città, Mangalem, con le sue costruzioni tipiche in pietra e privi di balconi, dà a Berat il suo soprannome: la "Città dalle mille finestre".

La città moderna si sviluppa oggi in pianura lungo il corso del fiume Osum e presenta una fiorente attività commerciale, favorita dalla posizione geografica di Berat, già lungo l'antica via Egnathia, che mette in collegamento le aree costiere con l'interno del Paese e, oltre, la Macedonia e la Grecia. La piana è, quindi, cinta ad est dai monti Tomorri (Mali e Tomor), che raggiungono i 2.416 metri di altezza, e ad ovest dai monti Shpiragu (Mali e Shpiragu).

La città fortificata domina da un'altura la moderna Berat. Ha conservato, nel tempo, tutte le sue caratteristiche e le sue peculiarità. E' oggetto di continua conservazione, tutela e valorizzazione da parte del Ministero del turismo e Cultura. La porta Nord, attraverso la quale accediamo, è una delle tre porte della città-fortezza, cinta da possenti mura e sorvegliata da 24 torrette diverse fra loro. Sull'arco della porta Nord è incastonato un monogramma crociato di Mihail Komneno, despota dell'Epiro nel XIII secolo. La Cattedrale di Santa Maria, oggi Museo Nazionale di Onufri, è il gioiello artistico della città, con un pregevole portico su colonnine ed, all'interno, l'elaborata iconostasi in legno intagliato, il pulpito ed il trono episcopale dei primi anni del XIX secolo.

Onufri è il più grande pittore albanese di icone, fondatore della scuola nel XVI secolo; all'interno del Museo sono visibili numerose sue opere. Percorrendo le varie strade, notiamo diverse chiese ortodosse, finemente affrescate all'interno, e minareti. Tutti i beni culturali sono segnati da un simbolo  e da un numero: incredibile... si noleggiano le audioguide, in modo tale che un turista possa visitare anche da solo questa meravigliosa città! Raggiungiamo l'acropoli percorrendo una "bella" salita e per qualche minuto ci abbandoniamo distesi sui prati. Il panorama dall'alto si perde nella vallata sottostante...

Per approfondimenti

 - Your Key to Berat, Guida turistica (in inglese)

 - Touring Club Italiano, Europa Città da scoprire Vol. 3, 2005

 

Berat: Ponte di Gorica

 

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