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In bicicletta nel territorio rurale |
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Sviluppo turistico? Prendiamo altre strade: il Cicloturismo… Fabio Mitrotti Quando si parla di sviluppo locale si sente spesso asserire che il turismo è la panacea che può risolvere tutti i problemi di un territorio. Niente di più sbagliato! Il turismo può contribuire allo sviluppo ecocompatibile del territorio solo se inserito in un “processo” di sviluppo e cioè di una programmazione delle attività dell’economia locale. Non basta costruire un albergo o un villaggio per “creare” turismo; in tal modo si rischia semplicemente di snaturare un determinato territorio. Occorre programmare un intervento di riqualificazione territoriale e di sua promozione a fini turistici. Ma come? E’ necessario che sia gli amministratori che gli operatori economici, che gli operatori nel campo dei beni culturali e del territorio diano il proprio contributo ad uno sviluppo territoriale in questa direzione. Bisogna analizzare le potenzialità, conoscere le risorse locali, valutare la domanda dei mercati e proporre un’adeguata offerta. Occorre, poi, saper gestire nel tempo l’offerta. Il territorio brindisino, ma il discorso può essere esteso ovviamente a tutta la regione geografica del Salento, presenta delle potenzialità legate al paesaggio rurale, ai beni culturali, alle aree naturali, alla gastronomia, agli opifici per la produzione artigianale. Benché alcuni tratti, soprattutto costieri, siano stati modificati o stravolti da insediamenti industriali o turistici di massa che non hanno tenuto in considerazione le peculiarità ambientali e le esigenze della popolazione, la maggior parte del territorio si presta, per la sua conformazione morfologica e per i preesistenti tracciati viari, caduti talora nell’oblio, ad essere percorsa a piedi, a cavallo, in bicicletta. Potenziali altre strade che uniscono il settore economico primario (l’agricoltura) con quello dei servizi, passando dalla riscoperta del territorio e delle tradizioni e dalla loro valorizzazione. Il cicloturismo è una forma di turismo “alternativo” che in altre realtà ha rivitalizzato il territorio e l’economia locale: ma l’intervento non si è improvvisato! Sono stati condotti prima degli studi e poi si sono realizzate le azioni. In Europa, ad esempio, esistono già da tempo percorsi cicloturistici legati al marchio VIA: in Germania, da Regensburg a Passau, si è sviluppata la Via Danubia, lungo il percorso del Danubio appunto, attraverso vari centri abitati e le campagne circostanti, coniugando i pochi beni culturali dell’epoca della dominazione romana presenti alle attività economiche locali, come il vino (che non risulta essere particolarmente rinomato nel mondo!). Si sono creati dei servizi legati al mondo delle due ruote, le strutture ricettive si sono dotate di parcheggi per biciclette, i menu prevedono diete adatte alle pedalate giornaliere, sono state costruite delle infrastrutture adeguate… E così ogni anno migliaia di turisti si riversano in quelle contrade per momenti di cultura e svago all’aria aperta. Anche in Italia si sta provvedendo alla realizzazione di itinerari per il cicloturismo: ancora dalla Germania, ad esempio, parte la Via Claudia Augusta che arriverà fino a Venezia; e ancora, l’argine del tratto del Po che delimita la provincia di Ferrara è costeggiato dalla ciclovia Destra Po per ben 132 km che arriva fino alla foce del Po nell’Adriatico; la Via Egnatia collegherà Atene a Cadice, attraversando il nostro territorio! E allora? Muoviamoci, è tempo che anche noi iniziamo a … pedalare. * Dottore di ricerca in Qualità ambientale e sviluppo economico regionale. Università di Bologna
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Fra Apani e Torre Guaceto
San Vito dei N. Grotta di San Biagio
Serranova
Ceglie M.: alberi di fragno
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| a cavallo Ostuni: Torre Pozzelle
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anche a piedi.. Bosco Tramazzone
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