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Le meraviglie della natura |
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| Bosco
Tramazzone (o di Cerano) E’ stato censito come pS.I.C. nell’ambito del progetto Bioitaly – Rete Natura 2000. Quest’area boschiva, un tempo molto più vasta, si estende lungo i pendii più ripidi e sul fondo del canalone naturale Siedi ed è vasta circa 90 ha; le asperità e i pendii accentuati hanno reso sconsigliabile la messa a coltura dei terreni. A tratti il bosco si presenta come una lecceta pura e, in aree con substrato più fresco e umido, si trasforma in bosco misto con Ulmus minor e Quercus pubescens. Il bosco è a tratti fitto ed intricato, in altri quasi assente; è costituito esclusivamente da sclerofille sempreverdi e in alcune aree, più limitate, da elementi caducifogli mediterranei. La presenza del canale Siedi, che stagionalmente presenta una certa copertura d’acqua, rende possibile la presenza di 4 specie di Anfibi (Rospo smeraldino, Rana verde, Rospo comune e Raganella), di 12 specie di rettili, di 64 specie di uccelli e di 16 specie di mammiferi, fra le quali la Volpe, la Faina e la Donnola. Pur essendo la formazione boschiva costiera più estesa della provincia, presenta delle caratteristiche ambientali negative, quali l’isolamento biogeografico, rispetto ad altri sistemi forestali, con limitata possibilità di interscambio faunistico; la frammentazione rispetto all’originaria estensione dei boschi costieri; il rilevante disturbo antropico e la forte pressione degli agroecosistemi. Saline di Punta della Contessa (Brindisi) Il Parco naturale regionale delle Saline di Punta della Contessa è una zona umida di grande importanza internazionale, Zona di Protezione Speciale designata ai sensi della Direttiva 79/409/CEE. Sono state censite come pS.I.C. nell’ambito del progetto Bioitaly-Rete Natura 2000. Anticamente note come “Saline Regie” ebbero intenso sfruttamento commerciale fra i secoli XIII e XVIII. Quest’area palustre, nonostante le varie manomissioni subite, costituisce un habitat singolare. Le Saline sono comprese fra Capo di Torre Cavallo e Punta della Contessa e sono costituite da un sistema di bacini costieri alimentati da corsi d’acqua canalizzati provenienti dall’entroterra. I bacini sono separati dal mare da una spiaggia sabbiosa che si estende per una larghezza massima di 15 m. Il cordone dunare si presenta di modesto sviluppo e ciò sembra doversi addebitare ad uno sbancamento verificatosi nell’estate 1981, ad opera di cantieri che operavano nella zona. In un censimento degli habitat prioritari effettuato dalla Società Botanica Italiana, in base alla Direttiva 92/43/CEE, nell’area delle Saline sono stati censiti i seguenti habitat: lagune costiere; steppe salate mediterranee. Secondo i risultati del Progetto Bioitaly sono stati censiti i seguenti habitat di interesse comunitario: dune mobili embrionali; pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimi). La presenza di formazioni paludose favorisce la presenza di 6 specie di anfibi, che costituiscono il 60% delle 10 specie segnalate sul territorio regionale; si tratta di un valore discretamente elevato, se si tengono presenti alcune caratteristiche dell’area, quali la piccola estensione territoriale, l’omogeneità ambientale, l’altitudine sul livello del mare, la vicinanza di un centro urbano e soprattutto di un polo industriale. Risultano presenti anche 14 specie di rettili (fra i quali di notevole rilievo sono la Testudo hermanni ed Emys orbicularis), 152 specie di uccelli, fra stanziali e migratori (fra questi si ricordano alcune specie di importanza internazionale, quali il Cavaliere d’Italia, la Marzaiola, la Pernice di mare, il Succiacapre, l’Airone rosso, la Cicogna bianca, il Falco di palude e altri) e 15 specie di mammiferi (fra i quali la Volpe, la Donnola, la Faina e il Tasso). L’area umida di Punta della Contessa appare quella di maggiore valore faunistico fra quelle individuate dalla L.R.19/97 nella provincia di Brindisi, soprattutto per quanto riguarda gli uccelli migratori, che qui sostano, ma anche per le cenosi dei nidificanti. Gli ambienti di maggiore importanza sono rappresentati quasi esclusivamente dal sistema delle zone umide. In particolare le aree di maggiore interesse sono: gli stagni retrodunari; l’invaso dell’Enichem; lo stagno presente nell’area sottoposta a servitù militare. Torre Guaceto Estesa su una superficie terrestre di circa 1100 ha e una superficie marina di 2.207 ha, l’area ricade fra i comuni di Carovigno e Brindisi. Lungo la costa è un susseguirsi di piccole cale sabbiose che culminano in una grande baia a mezza luna, chiusa dagli scogli di Apani. Nel 1981 la zona umida è stata dichiarata di “importanza internazionale” secondo la Convenzione di Ramsar. Nell’interno si trovano stagni con fitti canneti, antiche dune ricoperte dai ginepri (Juniperus oxycedrus e Juniperus sabinae) e fitte formazioni di lecceta. Fra le importanti cenosi vegetali ricordiamo il Salicornietum fruticosae, Salsoletum sodae e Phragmitetumaustralis. In questo habitat trovano rifugio numerosi mammiferi, come la volpe, la faina e il tasso, e rettili. Nei fondali è molto diffusa la posidonia (Posidonia oceanica) e dove il gradino roccioso si perde nel baratro delle profondità, si deposita una delle più interessanti formazioni di coralligeno della costa adriatica. Queste condizioni ambientali sono ideali perché un’ampia varietà di organismi marini abitino questo tratto di mare. Sin dalle basse profondità è facile osservare i colori delle alghe, delle spugne, delle gorgonie ove sono presenti numerosissime varietà di pesce. Per conservare meglio l’area sono state individuate 3 zone con differenti livelli di tutela: la zona A: riserva integrale, in cui è consentita solo l’attività di ricerca scientifica; la zona B: riserva generale, in cui è consentita solo la balneazione; la zona C: riserva parziale, in cui sono consentite, previa autorizzazione del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, le attività di pesca e navigazione. Una particolare attenzione di tutela meritano le dune poste a nord della torre, interessate da un fenomeno di erosione comune a gran parte del litorale brindisino.
Litorale brindisino (Duna da Torre Canne a Torre San Leonardo) L’area protetta si estende lungo la fascia costiera da Torre Canne fino alla località Pilone, interessando gli agri comunali di Fasano ed Ostuni. L’area ricade, nella sua posizione più vicina al mare, nell’ambito dei terreni originatisi da tufi calcarei plio-pleistocenici presenti in tutta la fascia costiera a NW di Brindisi sino al confine con la provincia di Bari. L’entroterra ricade, invece, nell’ambito dei terreni provenienti da calcari del Cretaceo. Il sito si presenta complesso e articolato; comprende una fascia strettamente costiera con zone di bassa scogliera, aree umide retrodunali (Fiume Grande, Fiume Piccolo, Fiume Morello), un lungo cordone dunare sia con vegetazione erbacea che con ginepro e sclerofille, il bosco di Macchia del Pilone, l’area di pseudo – steppa e gariga in località Difesa di Malta, alcune lame (gravine) nell’entroterra che costituiscono linee preferenziali di deflusso idrico e aree idonee alla conservazione di residuali aree di vegetazione spontanea a macchia mediterranea. La vegetazione di questo tratto di costa , che si estende per una lunghezza di circa 4 km, presenta in prossimità del mare le tipiche piante alofite. Fra le piante legnose tipiche troviamo il Ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus var. marocarpa L.) e il Ginepro fenicio (Juniperus phoenicea L.). Quest’ultimo si spinge verso l’interno e forma dei veri e propri boschetti. Altre essenze tipiche della macchia mediterranea sono: il lentisco (Pistacia lentiscua L. ), il mirto (Myrtus communis L.). Nelle zone retrodunali sono presenti esemplari di leccio (Quercus ilex L. ). Fra le specie faunistiche meritano di essere menzionate il Biacco, la Testuggine d’acqua e la Testuggine comune, numerose specie avifaunistiche, tra i mammiferi la Volpe, la Donnola, la Faina e il Tasso, sebbene la presenza di quest’ultimo non sia certa. Alcuni aspetti condizionano in maniera negativa il popolamento faunistico presente, a causa della ridotta superficie territoriale, della relativamente bassa diversità ambientale e della ridotta percentuale di habitat naturali, con elevata presenza di ambienti agricoli ed infrastrutture. Inoltre, nell’ultimo decennio, l’area ha subito notevoli alterazioni dovute alla messa a coltura di aree costiere precedentemente ricoperte da steppe e macchia mediterranea, all’insediamento di strutture ricettive e all’allargamento della SS 379, che appare come una barriera rilevante ai movimenti della fauna terrestre verso l’entroterra. Proprio la zona interna, rappresentata dalle steppe, risulta di grande interesse ambientale, così come il sistema delle lame che mettono in relazione le aree interne con quelle costiere. |
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