Le saline di Punta della Contessa. Un’area protetta?

Fabio Mitrotti*


 

Forse non molti a Brindisi sono a conoscenza dell’esistenza di una zona umida di importanza ecologica simile a quella della più celebre Torre Guaceto. Purtroppo la sua mancata notorietà, ai non addetti ai lavori, è dipesa dalla sua posizione geografica e dalle scellerate politiche di sviluppo intraprese dalle amministrazioni negli anni Sessanta e Settanta.

 Anticamente note come “Saline Regie” ebbero intenso sfruttamento commerciale fra i secoli XIII e XVIII. Il Parco naturale regionale delle Saline di Punta della Contessa è una zona umida di grande importanza internazionale, Zona di Protezione Speciale (Z.P.S.) designata ai sensi della Direttiva 79/409/CEE. Sono state censite come Siti di Interesse Comunitario (S.I.C.) nell’ambito del progetto Bioitaly-Rete Natura 2000.

Quest’area palustre, nonostante le varie manomissioni subite, costituisce un habitat singolare. Le Saline sono comprese fra Capo di Torre Cavallo e Punta della Contessa e sono formate da un sistema di bacini costieri alimentati da corsi d’acqua canalizzati provenienti dall’entroterra, fra i più importanti dei quali bisogna segnalare il canale Foggia di Rau. I bacini sono separati dal mare da una spiaggia sabbiosa che si estende per una larghezza massima di 15 m. Il cordone dunare, che anticamente era di altezza decisamente elevata, presenta oggi un modesto sviluppo e ciò sembra doversi addebitare ad uno sbancamento verificatosi nell’estate 1981 ad opera di cantieri attivi nella zona. In un censimento effettuato dalla Società Botanica Italiana, in base alla Direttiva 92/43/CEE, nell’area delle Saline sono stati censiti importanti habitat costituiti da lagune costiere e  steppe salate mediterranee; mentre dai risultati del Progetto Bioitaly risultano habitat di interesse comunitario le dune mobili embrionali e i pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimi). La presenza di formazioni paludose favorisce l’esistenza di 6 specie di anfibi, che costituiscono il 60% delle 10 specie segnalate sul territorio regionale; si tratta di un valore discretamente elevato, se si tengono presenti alcune caratteristiche dell’area, quali la piccola estensione territoriale, l’omogeneità ambientale, l’altitudine sul livello del mare, la vicinanza di un centro urbano e soprattutto di un polo industriale. Risultano presenti anche 14 specie di rettili (fra i quali di notevole rilievo sono la Testudo hermanni ed Emys orbicularis),  152 specie di uccelli, fra stanziali e migratori (fra questi alcune specie di importanza internazionale, quali il Cavaliere d’Italia, la Marzaiola, la Pernice di mare, il Succiacapre, l’Airone rosso, la Cicogna bianca, il Falco di palude e altri) e 15 specie di mammiferi (fra i quali la Volpe, la Donnola, la Faina e il Tasso).

L’area umida di Punta della Contessa appare quella di maggiore valore faunistico fra quelle individuate dalla L.R.19/97 nella provincia di Brindisi, soprattutto per quanto riguarda gli uccelli migratori che qui sostano, ma anche per le cenosi dei nidificanti. Gli ambienti di maggiore importanza sono rappresentati quasi esclusivamente dal sistema delle zone umide.

Purtroppo la zona umida ha subito nell’ultimo ventennio notevoli manomissioni ed alterazioni di natura antropica, di forte impatto sia dal punto di vista ecologico-ambientale che paesaggistico, quali ad esempio la costruzione dell’impianto ENEL di Cerano, del nastro trasportatore combustibili per la stessa centrale, l’espansione delle infrastrutture industriali, l’aumento delle aree coltivate, l’edificazione di un impianto per la itticoltura, la presenza di un significativo bracconaggio. I primi effetti di questi interventi di alterazione e riduzione degli ambienti paludosi sono quelli della scomparsa e/o riduzione di alcune specie nidificanti.

La istituzione dell’Area Naturale Protetta ex L.R.19/97 contribuirà a tutelare questa fascia costiera così importante sotto l’aspetto ecologico – ambientale. Ma la mancanza di un coordinamento e di un efficace Ente di gestione dell’area protetta dopo quasi un decennio dalla sua individuazione e delimitazione e la mancanza di veri interventi di salvaguardia (non di fruizione!) pongono molte domande sulle politiche volte verso lo sviluppo sostenibile che molto spesso vengono decantate da chi governa. E allora, possiamo chiamarla area protetta?...

*Dottore di ricerca in Qualità ambientale e sviluppo economico regionale. Università di Bologna

in collaborazione con Altre Strade n.6

 

 

   
 
 

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