I Libri di Cultura e territorio
 

Recensioni di libri

Un libro al mese

 

 

DICEMBRE 2008

a cura di Francesco Guadalupi 

 

Il ritorno di Dioniso          

 Paolo Pellegrino insegna Estetica e Filosofia morale nella Facoltà di Lettere e Filosofia ed Epistemologia delle pratiche artistiche nella Facoltà di Beni Culturali dell’Università di Lecce. Nel 2003 ha dato alle stampe, presso Congedo editore (Galatina), il libro Il ritorno di Dioniso. Il dio dell’ebbrezza nella storia della civiltà occidentale.

Dopo aver descritto le caratteristiche del mito e le diverse fasi dell'elaborazione di esso da parte dell'Occidente, l’autore affronta la genesi del mito di Dioniso – che ha avuto un’enorme fortuna nella storia della civiltà occidentale, a differenza delle altre divinità pagane – e tutta la serie di interpretazioni che nel corso di secoli si sono avvicendate, in particolare nel periodo a cavallo del Romanticismo tedesco. L’evoluzione dello spirito europeo, spiega infatti Pellegrino, sembrava aver eclissato per sempre la ricchezza simbolica del mito sotto l'incedere trionfante di una razionalità scatenata quando, all'improvviso, riesplode l’esigenza di una «nuova mitologia», con cui si intende contestare la bronzea necessità della ragione e rivendicare il «bel disordine della fantasia», rituffandosi nel «caos primordiale della natura umana» in cui luccica e affascina il «brulichio variopinto degli antichi dèi».

Dioniso è il dio degli opposti, ingloba la morte e la vita, creazione e distruzione, il negativo e il positivo, il silenzio e il fragore, insomma: l’essenza del cosmo nel suo perenne fluire di energie confliggenti e complementari. Non a caso Pellegrino mette in rilievo che Dioniso, dio considerato «il dominatore del mondo», è in grado di «incarnare e far valere – là dove altri culti e altri miti separavano e condannavano – la geniale intuizione che traspare in un aforisma di Eraclito», ossia l’armonia tra opposte tensioni, ritenuta fondamento del mondo. Dioniso incarna l’essenza irrazionale e caotica dell’esistenza, che irrompe in quei luoghi fisici, sociali e mentali dove si è maggiormente diffusa una calma improduttiva e terrificante, dettata da principi razionalistici. Dioniso riflette il tumultuoso e dirompente scorrere della vita nell’universo e rivela le radici mitiche del mondo in cui viviamo e che, nella storia delle civiltà, riaffiorano soprattutto nei momenti di crisi della ragione. Le epifanie di Dioniso – quali la presenza della musica che guarisce eseguita con timpani, cembali, danze notturne, spade e specchi (elementi che incontriamo anche nel tarantismo) – sconvolgono l’ordinaria percezione della realtà, alterano lo stato di coscienza, ricongiungendoci per qualche istante all’autentica realtà che ci circonda.

L'ultimo capitolo del libro, infine, propone e svolge un'operazione culturale che apre, a quarant'anni dalle importanti ricerche di De Martino, nuove e inedite prospettive di ricerca su quell'arcipelago di nodi e di problemi in cui è tuttora rinserrato il segreto del tarantismo. L'autore è convinto che, in questa direzione di indagine, il tarantismo non sia più un inutile «relitto» e che anzi in esso sia depositato un prisma che imprigiona i colori dell'antica identità culturale della Terra d'Otranto.

Paolo Pellegrino si è prevalentemente interessato della “Scuola di Francoforte”, e di Adorno in particolare, oltre che dell’estetica crociana. Ha curato una raccolta di saggi su Hans Jonas: Natura e responsabilità ed un’altra su L’Arte e le arti. Ha pubblicato un volume su L’estetica del neoidealismo italiano ed un approfondito studio su Teoria critica e teoria estetica in Th.W. Adorno, giunto alla seconda edizione. Tra le più recenti pubblicazioni: Mito e tarantismo (2001), Geografia del desiderio (2004) ed Estetica e Comunicazione nel panorama teorico del Novecento (2005). Da ultimo ha curato l’edizione di un volume su La bellezza tra arte e tradizione. Storia e modernità (2008).

NOVEMBRE  2008

a cura di Francesco Guadalupi 

 

Tre omaggi all’indimenticata Rina Durante

La Puglia continua a rendere omaggio ad uno dei suoi maggiori rappresentanti in campo letterario e culturale, la scrittrice Rina Durante, scomparsa quattro anni fa dopo una lunga malattia. Un gruppo di studentesse del liceo scientifico di Galatina ha dato alle stampe il libro Rina Durante, la scrittura delle radici, una ricerca collettiva, coordinata dalle professoresse Luce Maria Cudazzo e Francesca Fedele, pubblicata dall'editore Progedit di Bari. Si tratta di un un viaggio nel mondo intellettuale della scrittrice salentina, alla riscoperta delle sue scelte letterarie e del rapporto con la sua età, ma soprattutto un'immersione nel suo universo personale e interiore. Il lavoro scava nella profondità di un pensiero e di una ideologia, per recuperare le radici culturali ed identitarie della nostra regione, la cui storia diviene simbolo dell'emarginazione subita da ogni terra del Sud. Emerge da queste pagine, ricche di citazioni dalle sue opere, l'amore di Rina Durante per il territorio, per la cucina genuina e per la cultura popolare, che hanno rappresentato nella sua produzione letteraria le principali fonti d'ispirazione. Prendono corpo le scelte di una donna controcorrente, eclettica, che non si è mai omologata a schemi prestabiliti e che ha saputo cimentarsi in ogni settore, dalla poesia all'insegnamento, al giornalismo, sempre con l'occhio dell'”antropologa”, di chi vuole analizzare le pieghe della società, stimolando una riflessione. L’encomiabile lavoro delle liceali si colloca nell’ambito del progetto “Il 900: il secolo delle donne visto dalla Puglia” ed è stato premiato come miglior lavoro di ricerca. «Fare il poeta, ma anche lo scrittore, è faticoso, -  scriveva la Durante nel 1980 sul Caffè greco, il fascicolo unico di letteratura di Antonio Verri, rivolgendosi ai “giovani poeti” – perché è una grande fatica trovare la verità di tutti, ma ancora di più dirla a tutti. In un mondo che rinuncia al proprio volto, che fa di tutto per mistificarsi. Il poeta, oggi, ha questo dovere di deludere, gridando alta la sua verità ».

Un secondo lavoro dedicato alla scrittrice è Istantanee d'autrice - Rina Durante (Editrice salentina) di Clelia Ancora, che traccia un inedito e realistico ritratto a più voci della scrittrice salentina. Infine, vi è un terzo “progetto” in arrivo su Rina Durante, dovuto alla pazienza certosina e alla tenace volontà di Pino Sansò. E’ un lavoro prezioso perché riporta alla luce novelle e piccoli reportage che Rina pubblicò sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» negli anni Sessanta e che sarebbero destinati all’oblio se non fosse per la sensibilità culturale che anima quotidianamente gli intellettuali della nostra terra.

 


ultimo aggiornamento

 15 dicembre 2008

 

 

 

 

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