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Il Paesaggio |
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IL PAESAGGIO RURALE: UN BENE CULTURALE MOTORE DI SVILUPPO. Fabio Mitrotti*
Il paesaggio costituisce un bene culturale, inteso come monumentum, ovvero testimonianza del passato, espressione di un insieme di valori, idee, credenze molto variabili e diviene un importante fattore di processi economici, sociali, politici e di sviluppo del territorio. Il paesaggio rurale è dunque bene culturale, perché in esso sono presenti colture e insediamenti agricoli tradizionali, antichi edifici e centri storici, nei loro reciproci rapporti, e la natura, sotto forma ormai di parchi e riserve, da difendere dalle stesse trasformazioni umane. Il Sereni distingue, poi, e definisce il paesaggio agrario come “quella forma che l’uomo, nel corso ed ai fini delle sue attività produttive agricole, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale”. L’uomo è uno dei maggiori artefici della trasformazione del paesaggio: in base a nuove esigenze economiche si sostituiscono colture, cambiano i sistemi e le tecniche di coltivazione (arature, terrazzamenti di pendii), si modificano i sistemi di distribuzione commerciale, cambiano gli edifici di lavorazione, si arginano i fiumi, si delimitano i campi con recinzioni che tendono a caratterizzare il paesaggio nel corso del tempo, come i muretti a secco tipici delle campagne salentine. Individuare i caratteri peculiari e le trasformazioni in atto, decifrarne i significati sociali e simbolici sono momenti importanti in un’azione di sviluppo delle aree rurali. Il compito di anticipare il futuro del paesaggio appare ineludibile in un’epoca che sta perdendo gran parte dei propri riferimenti visivi. Il principio da cui si deve partire è che uno sviluppo durevole delle aree svantaggiate è legato alla necessità di salvaguardia e valorizzazione del paesaggio inteso come patrimonio culturale, in cui tutti siamo chiamati a svolgere un ruolo attivo di tutela e gestione produttiva. Per farlo occorre ricostruire la storia del paesaggio agrario non solo per identificare i siti da conservare ma anche e soprattutto, per individuare nella storia del sito le linee lungo le quali è opportuno che avvenga il suo sviluppo futuro nel rispetto e nella consapevolezza dei valori culturali che esso ci trasmette. Il paesaggio, quindi, non deve essere semplicemente considerato dal punto di vista estetico, ma analizzato come prodotto derivante da un’intensa evoluzione socio-economica che caratterizza il territorio. D’altronde le testimonianze rurali giunte fino a noi, quali masserie, frantoi ipogei, palmenti, muretti a secco, torri colombaie, chiese rurali mostrano come l’arguzia contadina (e non solo!) abbia trasformato l’ambiente rurale in base alle proprie esigenze. Un’analisi dei documenti di archivio, fra tutti i Catasti fiscali e Platee ecclesiastiche, permette di capire l’evoluzione del territorio, dei suoi toponimi, della gestione che i proprietari dei beni immobili ne facevano. La trasformazione è ancora in atto e non sempre in maniera positiva! La fascia costiera, ad esempio, è talora stravolta dalle costruzioni legate al turismo di massa che, oltre a deturpare il paesaggio, rischia di distruggere quei monumenta giunti fino a noi dal passato. Orientarsi verso un turismo sostenibile può rappresentare l’occasione per riqualificare questi beni e valorizzare il paesaggio con le sue colture e culture. in collaborazione con la rivista Altre Strade n.3 *Dottore di Ricerca in “Qualità ambientale e sviluppo economico regionale” - Università di Bologna
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Mesagne: pescheto
Fasano: Masseria Ottava grande
Carovigno: Pajara
Quercia da sughero
Cisternino: Masseria Monte Reale
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