La regione geografica Salento

 

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La provincia di Brindisi

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Otranto: cava di bauxite

Leuca: il faro

Località Ciolo

Paesaggio nei pressi del Ciolo

Supersano: le Serre

Leuca piccola

Otranto: il faro

Otranto: l'Orte

Vaste: area archeologica

Castrignano: le pozzelle

Tricase: paesaggio rurale

Masseria Visciglito: carrare

 

 


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Il Salento, estrema propaggine orientale della penisola italiana, è compreso tra il Golfo di Taranto e il Canale d’Otranto, staccandosi di fatto dalla zona delle Murge lungo la linea che congiunge Taranto con Brindisi (Fossa messapica) e protendendosi nel mare fino al Capo di Santa Maria di Leuca, per una lunghezza complessiva di circa 120 Km ed una larghezza media di 40 Km; appartengono pertanto alla penisola salentina, oltre all’intera provincia di Lecce, anche ampi territori ricadenti nelle province limitrofe di Taranto e di Brindisi.

Tutto il grande aggetto peninsulare costituisce una regione geografica di compatta unità fisica che definisce un’area in complesso pianeggiante in cui si innervano le pendici meridionali delle Murge che, in triplice serie, convergono verso la cuspide terminale.

All’interno di tale regione naturale particolari caratteristiche fisiche ed antropiche consentono di individuare delle entità geologiche subregionali[1]: a nord-ovest la zona del Salento Murgiano (costituito dalle Murge Tarantine e Brindisine), serie di ripiani costituiti da calcari compatti del cretacico, che si elevano a metri 450; al centro la pianura Messapica o Tavoliere di Lecce, vasto e uniforme tavolato di sabbie, sabbioni, agglomerati sabbiosi del Pliocene e del Quaternario, tufi calcarei conchigliari pliocenici, attraversato da una serie di basse elevazioni collinose fungenti da spartiacque; a sud, a partire da una strozzatura mediana, la zona delle “Serre”, colline calcaree del cretacico con sabbioni argillosi calcarei del miocene (pietra leccese), convergenti verso il Capo di Santa Maria di Leuca, le cui anticlinali formano tre linee di basse colline che non oltrepassano i 200 metri, e le sinclinali il fondo delle pianure interposte, coperte dalle sedimentazioni più recenti [2].   

Data la posizione del Salento, posto al centro della fossa mediterranea, oltre che dalla conformazione della penisola italiana, come il posto più a oriente, “la vedetta dell’Italia verso il levante[3], esso non poteva non costituire terra di incontro e transito di popoli, di prodotti, di civiltà e di culture[4]; di particolare importanza, inevitabilmente, quelle con l’Oriente[5].

Se, pertanto, in questa terra sono state rinvenute vestigia di insediamenti paleolitici non deve meravigliare: è ormai pacifico, infatti, che qui hanno fatto scalo i grandi pionieri della colonizzazione greca che hanno introdotto enormi flussi di genti e prodotti, intrecciando altresì intensissimi rapporti, non solo commerciali, con gli autoctoni. Di qui sono transitate le legioni dell’antica Roma che si spostavano verso le lontane contrade asiatiche. E occorre ricordare che, successivamente, durante il medioevo i rapporti con l’Oriente si fecero ancora più significativi, risultando il Salento terra di approdo per i numerosi profughi greci, che rinsaldavano  così i già intimi costumi, tradizioni e riti religiosi.

Come non menzionare infine che il Salento è stata la terra che più di altre in Italia ha risentito i più tragici effetti della minaccia turca alla cristianità.

E’ di tutta evidenza, quindi, che i caratteri antropici del Salento offrono un interessante campo di studio. Infatti, considerando il fatto che tutto il territorio è stato influenzato dall’attività dell’uomo, la lettura di un paesaggio non è completa senza la considerazione della componente antropica. Essa consiste nel riconoscere, inventariare, classificare e valutare quanto resta riconoscibile sul territorio delle forme che il paesaggio aveva assunto nel passato[6] come risultato delle attività con le quali ha trasformato la natura. D’altra parte senza una giusta correlazione di elementi culturali, naturali e antropici non si possono ricavare gli elementi per una lettura completa del paesaggio. Una delle prime caratteristiche è offerta sicuramente dalle forme di insediamento. La costituzione litologica e la diffusa presenza di calcare compatto, fattori fisici caratterizzanti del territorio salentino, se da un lato hanno impedito attività agrofondiarie più redditizie, hanno però offerto all’uomo, nell’arco dei secoli, la materia prima per la realizzazione delle case, per il selciato delle strade, per la costruzione dei muri di confine tra le proprietà fondiarie e per la realizzazione di singolari opere di architettura. Così ciò che più colpisce del paesaggio del Salento è proprio il segno lasciato dall’uomo. La comunità umana adatta ai suoi bisogni vitali la terra che abita. La campagna assetata del Salento, composta per lo più da rocce calcaree ha richiesto tutta la perizia dei suoi contadini per la trasformazione dei terreni aridi e piatti in un paesaggio produttivo ma ricco di sassi. Saranno pietre monolitiche a forma di parallelepipedo infisse nel terreno, ‘menhir’, oppure pietre in grandi lastre rette da megalitici pilastri, ‘dolmen’; saranno pietre ammucchiate in grandi cumuli detti ‘specchie’ o pietre sovrapposte a secco con secolare perizia ‘paretara’ utilizzati a ricoveri, capanne multiformi, muretti divisori, muretti di sostegno: il tutto è espressione di un paesaggio dalla diffusa e persistente caratterizzazione rurale, frutto di un’agricoltura affamata di spazio, che fertilizza terreni repulsivi. Il vero connotato dell’individualità antropogeografica della nostra zona è il fatto che il contadino è stato sempre in lotta con la pietra, riuscendo a conquistare gran parte del territorio, dopo aver rotto la roccia affiorante e liberato la terra rossa dai sassi, che vennero ammucchiati senza ordine, ai margini del campo, per poi servirsene come segnale, riparo, recinzione, architettura.


[1] O. Baldacci, Puglia, in Collana Regioni d’Italia, UTET, Vol. 14, pag. 143.

[2] A. Toschi, Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 1949, Vol. XXX, pag. 509, voce ‘Salento’.

[3] C. Colamonico, op. cit., pag. 100.

[4] Bella è l’immagine resa dalle parole di B. Secchi, in Casarano, Studi a cura del Comune di Casarano, 1998, “Un’immagine di lontananza, di luoghi estremi lanciati nell’oriente mediterraneo o, l’immagine della più occidentale delle terre orientali, punta del tacco dello stivale, territorio a cul de sac dove finiscono le strade, dove le reti e le infrastrutture si assottigliano e si fermano. Questa condizione ha molto caratterizzato la natura del paesaggio salentino e la storia della sua umanizzazione, mostrando che il confine non è il luogo dove il mondo finisce, ma dove i diversi si toccano.

[5] Intense, infatti, risultano le relazioni culturali ed etnografiche con queste regioni, che si appalesano financo nella presenza consistente in loco di significative comunità greche ed albanesi che non solo parlano, nei dialetti, le lingue originarie, ma che conservano altresì intatti i loro usi e costumi.

[6] Per un maggior approfondimento di questi aspetti cfr. cap. IV del presente lavoro.